| Malatheatre
Con:
Alice Bever, Dora De Maio, Francesco De Santis, Francesca Lugnano
Mauro Milanese, Ludovica Rambelli
17 Tableaux vivent
dall’ opera di Michelangelo da Caravaggio.
Il lavoro che Malatheatre, un gruppo teatrale che vive e lavora a Napoli, propone per la stagione 2006/2007 “la conversione di un cavallo” è realizzato utilizzando la tecnica dei tableaux-vivent;, o quadri viventi: gli attori effettuano dei cambi di scena a vista e creano di volta in volta il”dipinto”.
Nella cornice della scena si susseguono le tavole con elementi semplici: con stoffe e attrezzeria vengono composti e animati i quadri.
Tele come Il martirio di Matteo, La Maddalena Klein, La crocifissione di Pietro vengono costruite in pochi gesti precisi dinanzi al pubblico. Poi come in un lampo di magnesio,uno scatto fotografico, nella luce di taglio che sempre Caravaggio usava, i loro gesti si fermano in una posa “perfetta”, per cambiare poco dopo e costruire il quadro seguente.
Una grande quantità di stoffe, broccati, pizzi in diverse sfumature vengono drappeggiate ed annodate intorno alle figure dei ‘martiri’ e dei ‘santi’.
Oggetti di uso comune, come certo avveniva nello studio di Caravaggio, venendo in luce acquistano una imprevista bellezza.
La stessa pezza di damasco compare nella Maddalena pentita e nel Narciso, e chissà per quanto tempo era stata in un angolo del suo studio.
Ed è sempre lo stesso corpino quello che indossano le sue Maddalene e la fanciulla in Giuditta e Oloferne e la Salomé.
Nella “messa in scena” di Caravaggio c’è già il seme che farà nascere la regia contemporanea: il gesto “fermato” nell’attimo di maggiore tensione, la ricerca sul movimento, che qui portano a pennellate geniali: come ne’ Le opere di misericordia, una tela complessa e composita che si può vedere a Napoli al Pio monte di Misericordia. Qui Caravaggio dipinge in uno sbuffo di polvere l’istante in cui il modello, forse stanco di posare, muove il tallone nella sabbia.
In un’epoca, tra la fine del 500 e il 600, in cui la trattazione dei temi sacri era tutta idealizzata, Caravaggio prendeva i suoi modelli, o si farebbe meglio a dire attori, dalla strada e dalla vita.
E sembra proprio di sentir parlare di teatro quando si legge la motivazione per cui le sue opere venivano rifiutate poiché ‘indegne’ di apparire in un luogo sacro: “egli aveva preso una prostituta affogata tirata fuori dal Tevere e l’aveva finta per la vergine, dipingendola con le gambe scoperte e gonfia d’acqua.
E ancora :aveva dipinto una cortigiana di nome Fillide, sua concubina, fingendola per Maddalena.
Finzione, appunto: Teatro.I corpi in scena e sulle tele corpi di uomini e donne faticosamente immobili, con i muscoli tesi e lineamenti contratti nelle pose; dolorosamente umani “finti” per santi, martiri, cristi e madonne inconsapevolmente si innalzano e divengono, nella luce di taglio che li tira fuori dalle tenebre del mondo inferiore, sacri per davvero.
Dance, Dance
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