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Edizione 2005
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Dentro il Muro Performance Danza Butoh di e con

con Mattia Doto

Ci sono tanti modi di definire il Butoh: scioccante, provocatorio, fisico, spirituale, erotico, grottesco, violento, cosmico, nichilista, catartico, misterioso…Il Butoh è una particolare forma di teatro-danza nata in Giappone alla fine degli anni '50 che si oppone con decisione alla rigidità e alla tecnica del teatro e della danza tradizionale giapponese nonché del balletto classico europeo. Esso propone un modo del tutto nuovo di concepire il corpo in movimento ed è proprio per via di questa sua portata innovativa e rivoluzionaria che si spiega il grande interesse che esso suscita in Europa dove tale disciplina ha cominciato a diffondersi dalla fine degli anni '70 e ad entrare nella pratica di alcuni danzatori europei seguiti e guidati da alcuni maestri giapponesi stabilitosi in Europa e che ancora adesso operano portando avanti un tipo di ricerca che include e ammette l'incontro tra la cultura giapponese e quella occidentale. Tale rapporto con l'Europa è dovuto anche ai numerosi elementi ed aspetti che il Butoh condivide con l'espressionismo tedesco anche se il modo di agire sul corpo è prettamente "orientale". Il Butoh non è qualcosa che si può descrivere con chiarezza questo perché non ha mai avuto e non ha tuttora un sistema di regole o un modo di espressione fisso e ben definito. Possiamo considerare alcuni aspetti che contribuiscono a dare una fisionomia, anche se approssimativa, al Butoh, aspetti che variano nel tempo e che dobbiamo immaginare inglobati nella visione soggettiva di ciascun danzatore e applicati alla propria personale esperienza di vita. È per questo che molti studiosi usano definirlo "la danza della vita". Sono i ricordi, la memoria delle esperienze vissute fin dalla nascita e che lasciano un segno indelebile sui nostri corpi a suggerire i movimenti che il danzatore esegue sulla scena e che spesso rivelano, come per empatia, segni o tracce del vissuto di coloro che vengono in contatto con lo stesso nel momento della performance. Il danzatore non mostra solo se stesso e la sua vita, ma spesso diventa un catalizzatore o un tramite attraverso il quale lo spettatore si riconosce anche nella sua intimità. Mentre si danza si può ritornare al grembo materno e quindi alle origini della vita oppure instaurare un contatto con il mondo dei morti che con la loro saggezza ci guidano nella danza. Il corpo è dipinto di bianco, simbolo di spersonalizzazione, di neutralità e di libertà. I movimenti contorti e a volte estremamente lenti creano una dilatazione della dimensione spazio temporale. Vi è poi la componente ermafrodita cioè la compresenza e la mescolanza di elementi del maschile e del femminile nello stesso personaggio danzante e la metamorfosi in componenti, tessuti, materia e processi chimici della natura, allo scopo di sperimentare altre forme di esistenza.

"Quando pur avendo un corpo sano tu vuoi essere disabile, o addirittura pensi che sarebbe stato meglio nascere storpio, allora hai fatto il primo passo nel Butoh. Nello stesso modo in cui il desiderio di essere storpio è nel dominio del bambino, così lo è anche nell'esperienza di danzare il Butoh."

"Puoi danzare come un fiore, puoi imitarlo ed esso diventerà il fiore di tutti, banale e scarso di interesse; ma se, al contrario, metti la bellezza di quel fiore e l'emozione che evoca dentro il tuo corpo morto, allora il fiore che avrai creato sarà unico e vero."

 

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Festival Troia Teatro 31 Luglio - 6 Agosto 2006, Troia (FG)
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