Edizione 2008
 
 

Il sipario non si apre, l'elettricità vibra in circuiti che non accendono riflettori, la sedia dello spettatore è vuota, le mani non applaudono, le emozioni non vibrano, le menti non partoriscono.

La quinta edizione del Festival Troia Teatro quest’anno ci invita ad assistere allo spettacolo di un teatro assente in cui mancherà la magia che solo il teatro nelle piazze e tra la gente, al di fuori dei luoghi in cui è costretto, è capace di portare.

Mancheranno l'arte, la creatività e la poesia per le strade di Troia.

Il miracolo di un unico grande spettacolo, di una grande festa in cui gli spettatori e il borgo, i cittadini di Troia e gli artisti si fondono nell'atto creativo del festival, quest'anno non avverrà.

Gli ulteriori e pesanti tagli fatti alla cultura, dal teatro all'istruzione, dal cinema alla ricerca, ci ricordano come la classe dirigente, trasversalmente (tanto il governo centrale di turno quanto le amministrazioni locali) non consideri l'arte un bene e meno che mai un bene primario.

Fare cultura è sicuramente più difficile che fare del mero intrattenimento: narcotizzare la gente con rassicuranti siparietti fa comodo a chi teme la cultura, a chi  non vuole che ci si ponga delle domande, a chi vende spettacoli di fuochi d’artificio per offuscare lo sguardo e impedire qualsiasi forma di riflessione nello spettatore. L’effetto desiderato da chi detiene il potere è presto ottenuto: le idee non circolano, le menti si appiattiscono, il consenso è assicurato.

La cultura in una fase di recessione economica va sostenuta non per quello che rende, ma per quello che è. Non investire nella cultura e tagliare i fondi destinati ad essa compromette la possibilità di attribuire il giusto valore alla conoscenza e alla creatività. A risentire il peso di ciò non sono e non saranno dunque solo gli addetti ai lavori, ma tutti noi. Come spettatori e fruitori di cultura sentiremo il peso di una deficienza e, come italiani, avvertiremo sempre più uno scollamento con la nostra carta d'identità, con la cultura e l'arte del nostro paese.

A Troia mancherà il festival e la sua energia, il fermento, l'attesa, l’emozione, la riflessione, gli applausi, gli artisti, il pubblico.

Del festival a noi quest'anno mancherà tutto, perfino la fatica nel realizzarlo, tutto tranne la voglia di continuare a credere in questo progetto, tutto tranne il desiderio di regalare alla nostra comunità un momento di crescita.

Al Festival Troia Teatro quest'anno il sipario non si leverà.

Noi però ci saremo lo stesso ad aspettare il prossimo spettacolo, nel tentativo di fare cultura con ciò che non può essere soggetto a nessuna restrizione: le nostre idee.

 

Antonella Parrella

Francesco O. De Santis

direzione artistica

FestivalTroiaTeatro

 

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