|
Il
sipario non si apre, l'elettricità vibra in circuiti che non
accendono riflettori, la sedia dello spettatore è vuota, le
mani non applaudono, le emozioni non vibrano, le menti non
partoriscono.
La quinta
edizione del Festival Troia Teatro quest’anno ci invita ad
assistere allo spettacolo di un teatro assente in cui mancherà
la magia che solo il teatro nelle piazze e tra la gente, al di
fuori dei luoghi in cui è costretto, è capace di portare.
Mancheranno l'arte, la creatività e la poesia per le
strade di Troia.
Il
miracolo di un unico grande spettacolo, di una grande festa in
cui gli spettatori e il borgo, i cittadini di Troia e gli
artisti si fondono nell'atto creativo del festival, quest'anno
non avverrà.
Gli
ulteriori e pesanti tagli fatti alla cultura, dal teatro
all'istruzione, dal cinema alla ricerca, ci ricordano come la
classe dirigente, trasversalmente (tanto il governo centrale
di turno quanto le amministrazioni locali) non consideri
l'arte un bene e meno che mai un bene primario.
Fare
cultura è sicuramente più difficile che fare del mero
intrattenimento: narcotizzare la gente con rassicuranti
siparietti fa comodo a chi teme la cultura, a chi non vuole
che ci si ponga delle domande, a chi vende spettacoli di
fuochi d’artificio per offuscare lo sguardo e impedire
qualsiasi forma di riflessione nello spettatore. L’effetto
desiderato da chi detiene il potere è presto ottenuto: le idee
non circolano, le menti si appiattiscono, il consenso è
assicurato.
La
cultura in una fase di recessione economica va sostenuta non
per quello che rende, ma per quello che è. Non investire nella
cultura e tagliare i fondi destinati ad essa compromette la
possibilità di attribuire il giusto valore alla conoscenza e
alla creatività. A risentire il peso di ciò non sono e non
saranno dunque solo gli addetti ai lavori, ma tutti noi. Come
spettatori e fruitori di cultura sentiremo il peso di una
deficienza e, come italiani, avvertiremo sempre più uno
scollamento con la nostra carta d'identità, con la cultura e
l'arte del nostro paese.
A Troia
mancherà il festival e la sua energia, il fermento, l'attesa,
l’emozione, la riflessione, gli applausi, gli artisti, il
pubblico.
Del
festival a noi quest'anno mancherà tutto, perfino la fatica
nel realizzarlo, tutto tranne la voglia di continuare a
credere in questo progetto, tutto tranne il desiderio di
regalare alla nostra comunità un momento di crescita.
Al
Festival Troia Teatro quest'anno il sipario non si leverà.
Noi però
ci saremo lo stesso ad aspettare il prossimo spettacolo, nel
tentativo di fare cultura con ciò che non può essere soggetto
a nessuna restrizione: le nostre idee.
Antonella Parrella
Francesco O. De Santis
direzione
artistica
FestivalTroiaTeatro
|